Soprintendenza per i Beni Archeologici

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MUSEO ARCHEOLOGICO DI ACQUI TERME

Immagine CorredoIl Civico Museo Archeologico è ospitato nelle sale del castello dei Paleologi, storica dimora dei marchesi del Monferrato, risalente alla seconda metà del XV secolo. Il primo allestimento museale, frutto di un lungo lavoro di raccolta e di sistemazione dei materiali ad opera di studiosi della locale sezione dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri, fu inaugurato nel 1970. In anni recenti (primavera 2001) il museo è stato completamente rinnovato ed ampliato su iniziativa del Comune di Acqui Terme, con il contributo finanziario della Regione Piemonte ed il progetto scientifico della Soprintendenza  per i Beni Archeologici del Piemonte.
L’esposizione si articola in tre sezioni (età preistorica e protostorica, epoca romana e periodo tardo-antico e medievale) con un numero considerevole di reperti di grande interesse storico e archeologico, che offrono, nel loro insieme, una significativa testimonianza della ininterrotta presenza umana nell’Acquese dalla più remota antichità fino alle soglie dell’età moderna.
La prima sala è dedicata alla preistoria, con manufatti in selce scheggiata risalenti al Paleolitico e al Mesolitico e asce in pietra verde levigata di epoca neolitica. L’età del Bronzo è attestata da ceramiche rinvenute in diverse località del territorio e dalle armi e dagli utensili in bronzo rinvenuti nel ripostiglio del Sassello (SV). Nella seconda sala, relativa all’età del Ferro, sono esposti ceramiche ed elementi ornamentali in metallo da abitati e necropoli che contribuiscono ad illustrare la cultura dei Liguri Statielli ed il processo di progressiva romanizzazione del territorio fino alla formazione della città romana.
La sezione dedicata all’epoca romana costituisce il settore più importante del museo ed è organizzata in chiave tematica. Nella sala dedicata all’ambito funerario sono presentati alcuni dei corredi più significativi delle numerose tombe rinvenute lungo il tracciato della via Aemilia Scauri; due di queste (una, più ricca, del tipo “a cassa laterizia” e l’altra costituita da un semplice cinerario in pietra con camicia di protezione in tegole) sono state ricostruite al centro dell’ambiente. Le sepolture coprono un arco cronologico di alcuni secoli (I-III secolo d.C.), anche se non mancano testimonianze di epoca più tarda (come una tomba del IV secolo d.C. rinvenuta in regione Marchiolli). L’aspetto monumentale delle necropoli urbane è documentato, in maniera significativa, dalle stele e lapidi funerarie in pietra, che fungevano da segnacolo tombale: fra queste è soprattutto da ricordare quella riccamente decorata di Caius Mettius, in cui il giovane defunto è ritratto insieme ai genitori.
Al centro della sala dedicata all’urbanistica e all’architettura trova posto la ricostruzione della grande fontana della “Bollente”, realizzata in blocchi di marmo bianco, venuta alla luce alla fine del XIX secolo. Sono inoltre esposti materiali provenienti da scavi condotti nella città e pertinenti ad antichi edifici pubblici e abitazioni private: si tratta di decorazioni architettoniche (capitelli, antefisse, cornici) in marmo, calcare e terracotta, sculture, arredi marmorei, affreschi. Da segnalare un’ampia porzione di mosaico pavimentale con iscrizione dedicatoria e i ricchi corredi di due tombe venute alla luce in via Alessandria, comprendenti, oltre a raffinati contenitori ceramici e vitrei, quattro strigili in bronzo argentato e un caratteristico “corno potorio” (rhyton) in vetro, manufatti la cui funzione si ricollega direttamente all’ambito termale.
Nella sala successiva sono illustrati i molteplici aspetti della vita commerciale e produttiva dell’antico centro. Una selezione delle decine di anfore riutilizzate in un impianto di bonifica, venuto alla luce in via Gramsci, testimonia l’intensità dei traffici commerciali che, tramite il porto di Savona, interessarono Aquae Statiellae. Dallo scavo della casa-laboratorio di via Cassino, nel suburbio dell’insediamento romano, proviene invece una ricca varietà di manufatti ceramici di uso comune (pentole, tegami, piatti, coppe e brocche), realizzati in serie e sicuramente destinati ad un commercio locale. L’insieme di queste produzioni, cui si affiancano altri reperti di particolare interesse, come le matrici per le lucerne e i pesi da telaio, rappresenta una significativa attestazione delle attività artigianali esistenti nella città romana.
Nell’ultima sala del museo, dedicata al periodo tardo-antico e medievale, sono esposti l’epigrafe funeraria di un magistrato cristiano (databile agli inizi del V secolo d.C.), due corredi funebri di epoca longobarda, provenienti dagli immediati dintorni della città, ed una significativa selezione di materiali ceramici di epoca medievale (XIII-XIV secolo) dalle indagini condotte, in anni recenti, nel centro storico di Acqui Terme.
La ininterrotta continuità d’insediamento intorno alla sorgente di acqua termale è rappresentata infine dall’abbondante vasellame da mensa, di epoca rinascimentale, rinvenuto negli scavi eseguiti in piazza della Bollente, con la cui esposizione si conclude il percorso museale.

BIBLIOGRAFIA

da Archeologia in provincia di Alessandria, 2006, Genova 

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