Soprintendenza per i Beni Archeologici

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MUSEO CIVICO DI ALESSANDRIA

Immagine vetrinaI PERCORSI DEL MUSEO CIVICO
L’allestimento dei reperti più significativi della collezione di Cesare Di Negro-Carpani nelle sale di Palazzo Cuttica (2007) ha rappresentato la conclusione di un ampio progetto avviato dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie in collaborazione con le Amministrazioni comunali di Alessandria e di Tortona.
La collezione è costituita da circa duemila reperti (asce in pietra, vasi in ceramica di varia tipologia e cronologia, appliques in bronzo e in osso, lucerne, vetri, bronzetti, oggetti di ornamento e di abbigliamento in bronzo e ferro, monete, instrumentum in bronzo e osso, armi in ferro e bronzo, elementi architettonici in terracotta e in marmo, iscrizioni, etc.). Alcune epigrafi, le prime donate dallo stesso Di Negro-Carpani alla Società Ligure di Storia Patria, sono oggi conservate presso il Museo di Archeologia Ligure di Genova Pegli.
I reperti della collezione identificano due ambiti di provenienza e appaiono strettamente connessi ai contesti di rinvenimento, costituiti l’uno dalle necropoli protostoriche, romane e altomedievali, l’altro dalle aree di discarica che in età romana si collocavano alle spalle dei nuclei funerari, ai lati del tratto urbano della via Postumia in uscita dalla città antica in direzione di Piacenza.A nuclei di necropoli della seconda età del Ferro sono riferibili vasi e scodelle in ceramica di impasto e elementi di costume in bronzo (bottoni e fibule), databili tra  III e II secolo a.C., che mostrano una forte omogeneità culturale tra i Dectunini del Tortonese e i gruppi liguri della Lomellina (Laevi).
In età romana anche una delle principali necropoli (I-III secolo d.C.) si colloca lungo il tratto urbano della via Postumia, con sepolture talvolta a carattere monumentale. È probabile che molte delle lucerne, gli unguentari in vetro, i vasi e scodelle in ceramica conservati ancora integri possano provenire da contesti funerari adiacenti all’antico percorso stradale.
In epoca tardoantica e altomedievale, Dertona rivestì un ruolo molto importante, probabilmente grazie alla sua posizione strategica lungo assi stradali che collegavano le aree transalpine alla pianura padana. La maggior parte dei frammenti epigrafici paleocristiani proviene verosimilmente dall’area della chiesa dei SS. Simone e Giuda, ricordata dalle fonti più antiche come ecclesia in parte portae Ticinensis e conservata fino al XVI secolo, anche se oggetto di ripetute trasformazioni, in seguito abbandonata e distrutta nel corso della realizzazione dei bastioni della cinta difensiva di Tortona.

 

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