Soprintendenza per i Beni Archeologici

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MUSEO CAMILLO LEONE

Vetro coloratoIl museo Leone, aperto al pubblico nel 1910, è costituito dal fondo che il notaio Camillo Leone (1830-1907) dona all’Istituto di Belle Arti. Il museo si articola all’interno di due antichi edifici collegati fra loro da una manica di raccordo: la cinquecentesca Casa Alciati e il barocco palazzo Langosco. Casa Alciati, residenza nobiliare risalente all´inizio del XVI secolo, ha ambienti decorati con affreschi coevi. I numerosi fregi a "grottesche" e i soggetti mitologici tratti dal repertorio figurativo classico, accanto all´uso di sfondati prospettici, evidenziano l’influenza della pittura romana dell’epoca. Più recenti gli ambienti di palazzo Langosco, decorati con dipinti e stucchi settecenteschi.

Le importanti collezioni archeologiche di storia antica vercellese sono esposte nelle tredici sale del pianterreno, il cui allestimento, curato da Vittorio Viale nel 1939, ricostruisce, attraverso oggetti e documenti, la storia di Vercelli dalla preistoria al Risorgimento. Fulcro di questa sezione è il salone romano, immaginato come un’aula basilicale con ampie vetrine, rivestite in specchio, in cui trovano posto reperti di scavo o di collezione, di provenienza dal vercellese, raggruppati per materiale : bronzi, marmi, ceramica, vetri.
Per la formazione della raccolta archeologica fu determinante il rapporto di Camillo Leone con il padre barnabita Luigi Bruzza, storico e archeologo, documentato da una fitta corrispondenza, da cui traspare la finalità comune di documentare la storia della città con concreti dati archeologici, rilevati anche  da numerose epigrafi, rinvenute nel territorio vercellese. Esse costituiscono il nucleo del Museo Lapidario, allestito nel 1880 nel chiostro dell’abbazia di S. Andrea e intitolato all’illustre archeologo. L’importante raccolta, che comprendeva anche reperti di età romana e medioevale, fu trasferita nel 1934 al museo Leone.
Ad illustrare la storia della città contribuisce anche la ricchissima collezione di Cinquecentine e Incunaboli (circa 1100 volumi), tra cui prevalgono  edizioni curate da stampatori vercellesi e trinesi.

 

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